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Le Origini
Le origini della Piccola Opera Papa Giovanni
L’Associazione Piccola Opera Papa Giovanni, Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, nasce l’8 dicembre 1968, a San Giovanni di Sambatello, un paese preaspromontano del comune di Reggio Calabria, nei locali annessi alla chiesa parrocchiale. A metà degli anni sessanta a Reggio esisteva il Centro “Casa Serena San Giovanni Bosco”, promosso e gestito dal Centro Italiano Femminile. Esso offriva un servizio a tempo pieno a 40 disabili di età compresa tra i cinque e i quattordici anni.
Tale esperienza però non era sufficiente a rispondere ai bisogni di tanti altri disabili. E per quelli accolti a Casa Serena, appena compiuti i 14 anni, si prospettavano soluzioni che certamente non tutelavano i loro diritti e la loro dignità umana. Le risposte possibili, infatti, erano il ritorno nelle famiglie di origine o il ricovero in istituti del Nord Italia e nell’Ospedale Psichiatrico di Reggio. In quel contesto alla fine degli anni sessanta alcuni familiari di disabili si rivolsero all'arcivescovo di Reggio, Giovanni Ferro[1], per chiedere un suo intervento: essi desideravano che per i loro figli si potesse fare qualcosa di più e di meglio. Il vescovo chiese a don Italo Calabrò, suo stretto collaboratore, di avviare un’esperienza nuova a favore dei disabili mentali.
E don Italo parlò ai suoi studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “A. Panella” con i quali aveva iniziato un dialogo sui temi della fede vissuta, della solidarietà, della giustizia. I giovani accolsero la proposta di coinvolgersi in questo impegno di condivisione. Così don Calabrò, assieme ad alcuni di loro, aprì a San Giovanni di Sambatello, nella casa canonica, la prima comunità dove furono accolti sei giovani con disabilità. Si evitò, tra l’altro, il loro internamento nel manicomio o in istituti del Nord Italia ma soprattutto si avviò con loro un cammino di liberazione. Oggi quei sei giovani sono tutti pienamente integrati nella società.
E' nata così la Piccola Opera: don Italo ha testimoniato la volontà di camminare sul solco tracciato dal Papa Buono, Giovanni XXIII[2], di una Chiesa[3] che si fa carico della fatica e delle angosce dei più indifesi e promuove l’impegno dei laici per l’edificazione di una Chiesa e di una società rinnovate e a servizio dell’uomo. I poveri, gli ultimi, per don Italo, per la comunità Agape e per la Caritas Diocesana che egli guidò quasi fino alla morte, erano fratelli con i quali condividere la vita per promuoverne la piena liberazione umana e cristiana.
Le scelte fondamentali.
L’Associazione Piccola Opera in questi anni di impegno ha maturato la convinzione che la cultura dell’integrazione, dei diritti e della dignità dei malati mentali e dei disabili passa innanzitutto attraverso la loro accoglienza che significa:
- accorgersi di loro, cioè prendere coscienza di quanti sono, dove vivono, della loro condizione di vita, delle carenze vitali, delle discriminazioni che sono costretti a sperimentare quotidianamente;
- lasciarsi interpellare,: dai loro bisogni e problemi; dobbiamo metterci in gioco, dobbiamo sentirci responsabili della loro condizione;
- condividere con loro quello che consideriamo un bene per noi: non i resti, gli scarti di tempo, di denaro, di affetto, ma le normali condizioni di vita che consideriamo dignitose per noi (la casa, il lavoro, la cultura, il tempo, il rispetto, la possibilità di rapporti umani...);
- considerare la loro diversità ricchezza e non limite: l’affermazione che ogni uomo è portatore di valori e risorsa per gli altri, deve trovare concreta traduzione nella quotidianità.
La Piccola Opera, grazie soprattutto agli insegnamenti e alle testimonianze del suo fondatore e di coloro che hanno interiorizzato le motivazioni e i valori propri della cultura cristiana, ha fondato e fonda i servizi su alcune scelte fondamentali da cui si evincono anche i suoi elementi costitutivi.
Essi sono: la scelta degli ultimi; l’accoglienza; la partecipazione; l’autogestione; la condivisione; il mantenimento e/o l’inserimento nel nucleo familiare d’origine o in famiglie affidatarie o adottive come principale obiettivo; la realizzazione di strutture con numero limitato di ospiti per ricreare quanto più possibile un clima familiare e comunicativo; il rifiuto della gestione custodiale e assistenzialistica; l’avvio di nuclei abitativi parzialmente o totalmente autogestiti; il diritto all’integrazione scolastica, alla formazione professionale, al lavoro, alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione, alla famiglia, allo sport e al tempo libero; l’attivazione e il collegamento in rete delle risorse del territorio per realizzare l’autonomia, l’inclusione sociale e il raggiungimento delle pari opportunità.
Tali elementi costituiscono tutt’oggi la missione dell’Associazione, benché dalla piccola esperienza a carattere familiare di San Giovanni di Sambatello, nel corso degli anni, si è passati ad un’estensione territoriale e tipologica dei servizi sino all’attuale organizzazione degli stessi.
[1] Mons. Giovanni Ferro nacque a Costigliole d’Asti il 13 novembre 1901. Il 14 settembre 1950 è eletto Arcivescovo di Reggio Calabria e Vescovo di Bova. Fa solenne ingresso in Reggio Calabria il 2 dicembre 1950 e a Bova l’8 dicembre 1950. Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II. Lascia la guida della diocesi per raggiunti limiti di età il 27 agosto del 1977. Muore il 18 aprile del 1992 a Reggio Calabria e viene sepolto nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria.
[2] Papa Giovanni XXIII nacque a Sotto il Monte (BG) il 25 novembre 1881. Venne ordinato sacerdote a Roma il 10 agosto 1904. Il 19 marzo 1925 è stato consacrato vescovo a Roma. Il 12 gennaio 1953 è creato cardinale e dopo tre giorni è stato nominato patriarca di Venezia. Il 28 ottobre 1958 è eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII. Il 25 gennaio 1959 annuncia l'apertura del XXI Concilio Ecumenico che inaugura l'11 ottobre 1962. Giovanni XXIII, il Papa Buono, morì il 3 giugno 1963.
[3] Il Concilio Vaticano II ha favorito lo sviluppo di una nuova concezione di Chiesa. Così essa sarà definita da Paolo VI nel suo discorso di chiusura del quarto periodo del Concilio Vaticano II, “serva dell’uomo, ancella dell’umanità” .
